La Settimana Santa e le celebrazioni pasquali riportano in primo piano il vino come elemento naturale e simbolo con un ruolo importante anche nella religione cristiana.

Elemento fondamentale della celebrazione eucaristica, il vino riporta all’Ultima Cena, quando Gesù offrì il pane e il vino come sigillo della nuova alleanza. «Il sacramento dell’eucarestia - spiega San Tommaso d’Aquino - può essere celebrato soltanto con il vino della vite, perché questo è il volere di Gesù Cristo, che scelse il vino quando ordinò questo sacramento e anche perché il vino fatto con l’uva è in un certo senso ...

’immagine degli effetti del sacramento: con questo voglio dire la gioia dello spirito, perché sta scritto che il vino rende lieto il cuore dell’uomo».
Il vino e la vite sono presenti in molti passi della Bibbia: Sono stati contati oltre quattrocento riferimenti. Nella Genesi si parla di Noè che, dopo il diluvio, diviene coltivatore della terra, pianta la vite, beve il suo succo inebriante e si ubriaca, non conoscendo gli effetti del vino. Di vino si parla anche in Isaia, in Geremia, nel Libro dei Numeri, nel primo Libro dei Re, nei Salmi: Israele è considerato la vigna di Dio e il vino è simbolo di prosperità e dell’amore di Dio che unisce il cielo e la terra. Nel tempo dei Patriarchi è affermazione costante che l’abbondanza del vino è segno della benedizione di Dio. Il vino è uno degli elementi essenziali della cena pasquale del popolo eletto.
Il Siracide esalta il vino da cui dipendono gioia e allegria, in quanto “è succo vitale per l’uomo che lo beve con moderazione” (31,27). Per il Siracide “Vino e musica rallegrano il cuore, ma più ancora lo rallegra l’amore della sapienza” (40,20).
Nei Vangeli il vino è presente alle nozze di Cana con il primo miracolo di Gesù (Giovanni 2, 1-12). Ispirate al vino sono anche le parabole della coltivazione della vigna e della ricompensa per gli operai (Matteo 20, 1-6; Marco 12, 1-12) e anche la parabola dei vignaioli omicidi (Matteo 21, 33-39). Gesù, inoltre, ci parla della sua dottrina e della sua opera come di “vino nuovo” che va messo non in otri vecchi, ma in otri nuovi (Marco 2,22). San Paolo, scrivendo al discepolo Timoteo, gli dà anche questo consiglio: “Non bere solo acqua, ma prendi anche un po’ di vino” (prima Lettera a Timoteo 5,23). Nella celebrazione eucaristica si prega: “ Benedetto sei tu, Signore, dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo vino, frutto della vite e del lavoro dell’uomo, lo presentiamo a te perché diventi per noi bevanda di salvezza”. La Bibbia ammonisce frequentemente sugli eccessi del vino e invita alla moderazione.
Il vino e la vite sono costantemente presenti nell’arte cristiana. Le raffigurazioni più frequenti sono quelle dell’Ultima Cena. Celeberrimo l’affresco di Leonardo, ma splendidi sono anche i dipinti di Giotto, Luca Signorelli, Federico Barocci, Tintoretto, Tiziano, Jaime Huguet, Hans Holbein, Roberto Ferri, Giulio Cesare Procaccini, Il Ghirlandaio,  Il Perugino, El Greco, Gaudenzio Ferrari fino ad autori contemporanei come Emil Nolde e Aligi Sassu.
Numerose anche le raffigurazioni del miracolo del vino alle nozze di Cana: basti ricordare, fra i tanti, artisti quali Pietro Lorenzetti, Giotto, Duccio di Boninsegna, Paolo Veronese, Norberto Martini, Tintoretto fino alle realizzazioni contemporanee come la vetrata di Kiko Arguello. Tra fede e arte il vino è al centro dei misteri della Settimana Santa. (Carlo Pozzoli)
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