Tra i luoghi d’arte più visitati in Italia c’è la Villa dei Misteri a Pompei. Restaurata recentemente, la costruzione è uno dei gioielli più pregiati dell’antica città romana sepolta durante l’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. e presenta anche spazi destinati alla preparazione e alla conservazione dei vini. Come in molte abitazioni di villeggiatura di aristocratici romani lungo il litorale della Campania, anche nella Villa dei Misteri si produceva e si vendeva vino e sono presenti il torchio con il tronco a testa d'ariete per la spremitura dell’uva e celle per la conservazione del vino.
A Pompei, sulle pendici del Vesuvio e sulle colline della Campania anticamente era molto diffusa la coltivazione della vite. Scrittori di epoca romana ci hanno tramandato i nomi dei più comuni vitigni della zona, dalla Pompeiana alla ...

Vennuncula, alla  Holconia, alla Aminea dai grossi grappoli. Sulla scia della valorizzazione del patrimonio archeologico e artistico dal 2001 si produce un vino Villa dei Misteri, con l’obiettivo di riproporre il vino di Pompei, dove la vite era molto coltivata in epoca romana. Il Villa dei Misteri è un pompeiano Igt rosso, con uvaggio di Piedirosso al 90 per cento e Sciascinoso al 10 per cento,  dal profumo intenso e persistente con note speziate e di frutti rossi, dal sapore strutturato ed equilibrato,intrigante come i misteri della villa pompeiana.
«Il progetto Villa dei Misteri - spiegano all’azienda che lo produce - nasce nel 1996 quando la Soprintendenza Archeologica di Pompei conferisce all’Azienda Mastroberardino l’incarico di ripristinare la viticoltura nell’antica città di Pompei. Le indagini archeologiche, gli studi botanici e il rilevamento dei calchi delle radici, delle viti e dei relativi paletti di sostegno (che la grande eruzione del 79 d.C. ha “immortalato“ per sempre) hanno confermato la coltura vitivinicola anche all’interno della cinta muraria della città, nei giardini e negli orti che ornavano le case».
La Villa dei Misteri, che presenta tanti e bellissimi affreschi legati ai riti misterici e ben conservati è tornato alla luce a partire dal 1909, quando il proprietario del terreno ha cominciato lo scavo. Il recupero è continuato soprattutto nel biennio 1929-1930, dopo il passaggio della villa allo Stato, ma c’è ancora una piccola parte dell’abitazione da riportare all’attenzione dei visitatori.
La villa, che risale al II secolo a.C., si presenta con tre grandi complessi: un quartiere signorile con quattro stanze a ovest del peristilio a sedici colonne, un quartiere rustico e servile con cucine e bagni a sud e a est del peristilio, un’area dei servizi e dei depositi a nord. Durante il suo periodo di massimo splendore, in età augustea, aveva come custode Lucio Istacidio Zosimo, ma è ignoto il nome del proprietario.
Eretta in zona panoramica, la Villa dei Misteri è un tipico esempio di costruzione suburbana, che univa lussuosi spazi residenziali a zone produttive rustiche. Sulle colline e lungo il litorale della Campania si costruirono grandi ville molti esponenti dell’aristocrazia romana, da Scipione l’Africano a Silla, da Mario a Cesare, Pompeo, Bruto, Cicerone. Giardini, fontane, giochi d’acqua, piscine e terme arricchivano le ville, ornate di statue e con pareti e pavimenti finemente decorati. La Villa dei Misteri ha anche ambienti molto vari, con atri e cubicoli, e presenta spazi particolari come quello delle terme o quelli per la preparazione del pane con forno o per la preparazione dei vini con torchio e cantina. Complessivamente la villa pompeiana ha una novantina di ambienti, collegati anche da terrazze e portici. Fra gli elementi caratterizzanti c’è il cubicolo, situato accanto alla grande sala dipinta, con le raffigurazioni del Satiro e della sacerdotessa. Un oecus (ampia stanza di soggiorno, abbellita con affreschi), di dimensioni 9x6 metri con portici su due lati e pareti con ricche decorazioni sia figurate che architettoniche, divenne un triclinio collegato alla attigua alcova nuziale.
Fra gli affreschi particolarmente rilevante è il fastoso fregio con dieci ricche scene e 29 figure: si va dalla matrona che ascolta la lettura del rituale dionisiaco alla lustrazione o rito di purificazione, al vecchio Sileno che suona la lira in una scena pastorale, alla donna atterrita che fugge; quindi scorrono i satiri, ancora Sileno, poi Dioniso e Arianna, lo svelamento del cesto dionisiaco, la flagellazione, l’acconciatura nuziale fino alla solenne figura di matrona seduta che osserva le scene proposte dalle pareti.
Il recente recupero della Villa dei Misteri testimonia, dopo un lungo periodo di degrado, un impegno notevole per la tutela e la valorizzazione di Pompei. La stessa Unesco, che aveva minacciato di cancellare l’antica città romana dalla lista del Patrimonio dell’Umanità, ha riconosciuto gli sforzi considerevoli e i risultati “tangibili e significativi” dal momento che sono state eseguite sostanziali opere di restauro, principalmente nel contesto del Grande Progetto Pompei, ma anche nell’ambito del programma di manutenzione ordinaria. (Carlo Enrico Pozzoli)
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