Ricco e variegato è il panorama artistico del Novecento legato al vino. Tante voci, tanti soggetti, una miriade di opere d’arte, non sempre esaltanti, talora del tutto discutibili. Gli ultimi decenni hanno anche registrato un pullulare di eventi e numerose etichette realizzate da artisti per le più diverse case vinicole. Agli inizi del secolo il Futurismo, che esaltava tutte le attività umane, si occupò anche di gastronomia e di vino. Il vino divenne una metafora di aeroplani e motori per il movimento definito da Filippo Tommaso Marinetti (1876-1940): «Se il vino è bevanda di antichissime tradizioni - sosteneva - è ...

tuttavia bevanda che si rinnova annualmente, bevanda dinamica, che contiene il carburante-uomo e il carburante-motore». Le cene futuriste erano per lo più a base Lambrusco, un vino ritenuto dinamico, frizzante, vivace, eccentrico e quindi futurista.

Dopo la pubblicazione del Manifesto, i futuristi Fillìa (pseudonimo di Luigi Colombo, 1904-1936) e Nicolay Diulgheroff (1901-1982) prendono accordi con Angelo Giachino, proprietario di un ristorante a Torino, per creare un locale futurista e nasce la Taverna Santopalato. Per Fortunato Depero (1892-1960) uno dei più maggiori rappresentanti del Futurismo, “un vino che appena giunge in bocca ricorda i cedri, i limoni, gli aranci e le schiume marine, frammisti a bei denti bianchi e a spumeggianti risate di gioia notturna. Trasparenze di scollatura, riflessi di alabastro, mani di cera inanellate; Parigi, Sanremo, Montecarlo, roulette, occhi di lampadine, dollari e girandole di fuochi d'artificio”.  Depero dipinse Riti e splendori d'osteria, in cui torna il gusto dei piaceri semplici, con figure stilizzate che brindano tra fiaschi e calici alzati: esaltazione di un prodotto tipicamente italico in epoca fascista, quando si puntava sull’autarchia e l’esaltazione del nostro Paese in tutti i campi.

Convivialità e allegoria d’amore, con riflessi metafisici, segnano alcune opere legate al vino di Giorgio de Chirico (1888-1978), soprattutto con il dipinto che raffigura Bacco e le incisioni Bicchiere, uva e fichi e Natura morta con paesaggio roccioso. L’uva è in primo piano in Demoiselles d’Avignon di Pablo Picasso (1881-1973).

Si ispira a un’altra avanguardia, il Cubismo, il dipinto di Marcel Gromaire (1892-1971) Vini e liquori, esposto al Museo d’Arte Moderna di Parigi. Sempre a Parigi, alla Galleria Alain Blondel, una discinta Lydia con il bicchiere di vino di Francine van Hove (1942-) propone un calice di rosso accostato a un prosperoso seno.

Al vino sono legate numerose esposizioni, come il Museo del Vino e del Cavatappi presso i Musei Mazzucchelli di Ciliverghe di Mazzano (BS), che ospita una ricca collezione mondiale di cavatappi d'epoca (costituita da oltre 2.300 pezzi), di taste vin e la prima collezione mondiale di wine stopper; il museo riserva alcune sezioni alla coltura della vite, alla vinificazione, alla degustazione e al consumo del vino.

L’antico e forte legame tra arte e vino nel Novecento si esprime con innumerevoli eventi artistici e culturali, in cui si propongono opere ormai considerate classiche insieme a nuove ricerche e promettenti giovani artisti. Un  mondo variamente articolato, che solo il tempo porterà a distinguere nuovi capolavori ed effimere presenze. Vino e arte continuano a scrivere una storia parallela che si snoda nell’eterno rapporto tra vizio e virtù, misura e dismisura, vita e pensiero, ragione e follia. (Francesca Tengattini)
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