Arriva la Befana e fra le tradizioni c’è il bicchiere di vino rosso lasciato per ristorare la benefica vecchina. Ma l’Epifania è legata anche al miracolo di Gesù alle nozze di Cana con la trasformazione dell’acqua in vino. Una lunga storia lega il vino ai momenti più significativi della vita e alle occasioni festose, una storia raccontata da innumerevoli narrazioni, poesie, opere d’arte.
Sono note le classiche raffigurazioni del miracolo del vino a Cana, realizzate da artisti di spicco da Giotto a Jacopo Torriti della Scuola Romana nel XIII secolo ...
Maestro della Cappella di San Nicola a Tolentino del XIV secolo, ai pittori fiorentini Andrea Boscoli e Alessandro Allori nel XVI secolo, al grande esponente del Rinascimento Paolo Veronese, al napoletano Luca Giordano nel XVI secolo, al siciliano Pietro Paolo Vasta nel XVIII secolo, alla lunga schiera di artisti contemporanei. Vino e arte hanno animato l’iniziativa del giovane vigneron svizzero Yvo Mathier, al vertice della Cave Fin Bec, che ha invitato otto writers di tutto il mondo, dalla Francia al Giappone, dal Sudafrica alla Nuova Zelanda, a raccontare il vino su enormi pareti fatte di cassette di vino; queste poi verranno offerte ai wine lovers come “pezzi d’arte”, scrigno prezioso di sei bottiglie in edizione limitata con l’etichetta che raffigura i “graffiti”. Anche per l’Epifania si stappano innumerevoli bottiglie di buon vino e di spumante e a trionfare è ancora il made in Italy.
Fra le tradizioni legate all’Epifania ci sono la stella cometa che ha guidato i Magi da Gesù Bambino, i regali ai bambini con la calza della Befana in Italia, la preparazione in molti Paesi europei di un dolce con dentro l’immagine di uno dei tre Magi, che fa diventare re della giornata chi la trova.
Il folclore legato all’Epifania è incentrato soprattutto sulla figura della Befana, un nome derivato per corruzione lessicale proprio del termine Epifania. La tradizione popolare raffigura la Befana come una vecchia, brutta ma buona, che vola su una scopa e visita le case per lasciare ai bambini la calza con dolci e frutta, ma anche con carbone se il piccolo non si è comportato bene.
Le radici pagane della vecchia figura rievocano la dodicesima notte dopo il solstizio invernale quando cominciava la rinascita della natura. Nell’antica Roma si credeva che, per propiziare buoni raccolti, in queste dodici notti sui campi da poco seminati si aggirassero figure femminili benefiche. Il legame con l’anno vecchio ha alimentato la tradizione di “bruciare la vecchia” raffigurata da un fantoccio dagli abiti logori.
Del fantoccio della Befana, esposto nella notte dell’Epifania, si parla già in testi del XIV secolo e nel Cinquecento in pagine di Francesco Berni e nelle Rime di Agnolo Fiorenzuola. Nel Settecento Domenico Maria Manni ha scritto L'Istorica notizia delle origini e del significato delle befane. Anche Giovanni Pascoli nell’Ottocento ha scritto la lirica La Befana: «Viene viene la Befana / vien dai monti a notte fonda. / Come è stanca! La circonda / neve, gelo e tramontana». E nelle filastrocche popolari sono presenti molte varianti della ben nota: «La Befana vien di notte / con le scarpe tutte rotte / con le toppe alla sottana: / viva, viva la Befana!».
L'attesa della Befana è una grande gioia per i bimbi e per gli adulti che non hanno smesso di sognare. L’augurio è che nella calza, con i dolci e forse anche un po’ di carbone, ci sia un angolo per la speranza e la fiducia nel futuro. (Anna Ferrero)
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