Il vino entra prepotentemente nella storia letteraria e nell’immaginario collettivo con i miti legati al dio greco Dioniso, che i latini chiamavano Bacco. Dioniso-Bacco ha segnato anche la storia dell’arte: basti pensare allo sbarco di Dioniso sull’isola di Andros, raffigurato da Tiziano nel Baccanale degli Andrii, opera realizzata tra il 1523 e il 1524 per la Sala dei Baccanali nei Camerini d’alabastro di Alfonso I d’Este.

Figlio di Zeus e di Semele, Dioniso è il dio del vino, dell’ebbrezza e dell’estasi, anticamente legato alla vegetazione, al frenetico fluire dell’esistenza, alla continuità ...

fra vita e morte. Con connotazioni diverse la divinità ha attraversato il mondo greco e la romanità ed è giunta fino ai nostri tempi. Nell’Ottocento il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, nella Nascita della tragedia, ha definito “dionisiaco” la volontà di potenza dell’uomo. Dioniso racchiude in sé spiritualità e materialità, tragicità e comicità, natura maschile e femminile, una duplicità raffigurata dalla maschera, legata alla nascita della tragedia.

"Nato dalla coscia di Zeus", Dioniso fu affidato alle ninfe del monte Nisa affinché lo allevassero. Cresciuto nella solitudine dei boschi, educato da Sileno, Dioniso piantò la vite, inebriandosi dell’umòr che da essa cola. La gelosa moglie di Zeus, Era, fece impazzire Ino e Atamante, cui era stato affidato il bambino. Quando divenne giovanetto, Era riconobbe nella fisionomia di Dioniso i lineamenti di Zeus e, presa ancora dalla gelosia, fece diventare pazzo anche lui. Cominciò allora a vagabondare, andò anche in Egitto e in India e poi tornò in Grecia come figlio di Zeus. Le feste in suo onore erano animate da un clima orgiastico con musici, danzatrici, baccanti, ninfe, sileni e satiri. Nelle raffigurazioni Dioniso appare insieme con la sua compagna Arianna su un carro trionfale trainato da pantere.

Nell’antica Roma il dio del vino era Bacco, ma il suo legame con la vita quotidiana non aveva i caratteri di esaltazione mistica che aveva in Grecia, pur essendo utilizzato per le libagioni votive. Considerato figlio di Giove e di Semele era considerato un semidio, ma proprio grazie all’invenzione del vino Giove lo promosse a divinità e divenne uno dei dodici dèi maggiori. Raffigurato solitamente con una coppa di vino in mano e in testa una corona di pampini, Bacco era legato al divertimento e al piacere dei sensi. Il culto si diffuse a Roma dal V secolo avanti Cristo con i Baccanali, ma nel 186 a.C. il Senato ne vietò i riti per evitare il caos che vi regnava.

Negli antichi miti, Dioniso-Bacco era proposto come perennemente giovane e sulla sua figura si diffusero molte leggende. In alcune appare violento e crudele, in tante altre è mite, generatore di entusiasmo e benevolo consolatore delle afflizioni umane, proprio grazie al vino che libera dalle inibizioni e allieta il cuore. (F.d’A.)

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