Poeta simbolista, erede dei grandi autori francesi dell’Ottocento, Paul Valéry (1871-1945) dedica questa poesia al vino, considerandolo simbolo di quanto il rigore e l’intelligenza umana genera di più raro e prezioso. E’ uno sguardo diverso rivolto al vino, che nella cultura occidentale ha avuto sempre un elevato senso simbolico. Nella cultura popolare infatti il vino esprime coinvolgimento emotivo nell’amicizia e nell’amore, ma già nel mondo pagano era infatti utilizzato per le libagioni agli dei, nel cristianesimo è con il pane l’essenza della celebrazione eucaristica e richiama il sangue. Nell’Oceano le gocce di vino per un attimo appaiono come una lieve ombra color rosa, poi si perdono, ma restano simbolicamente presenti nelle onde ebbre. Il ritorno del mare ritorna alla purezza e trasparenza conserva l’eco del vino, come nell’aria amara della vita le fatiche di poeti, artisti, pensatori non si perdono, ma possono creare figure immense, inimmaginabili esiti. (F.d’A.)

 

Un giorno, nell’Oceano,

ma non so più sotto quali cieli,

gettai, come un’offerta al nulla,

qualche goccia d’un vino raro…

 Liquore, chi volle la tua rovina?

Obbedivo forse all’indovino? ...

O forse all’ansia del mio cuore,

pensando al sangue, versando il vino?

 

Assunse una lieve ombra color rosa

Il mare, poi puro si rifece,

ritrovando la sua abituale trasparenza…

 

Perduto il vino, ebbre le onde…

Balzare nell’aria amara

Ho visto figure immense…

 

(Paul Valéry, Le vin perdu. Trad. di A.Serristori)