Figlia di una delle più illustri dinastie artigiane d'Europa - quella dei fonditori di campane con sede millenaria in Agnone del Molise - Gioconda Marinelli è una scrittrice di lungo corso e ha scritto su o con illustri personaggi, come Dacia Maraini, Michele Prisco, Maria Orsini Natale. Nel volume "Nel nome del vino" (edizioni Homo Scrivens) trova come suo partner letterario Antonio Valerio, architetto per studi e viticoltore per passione. Quindi, una narratrice, Gioconda Marinelli, e un viticoltore, Antonio Valerio, si incontrano per celebrare la freschezza e la suggestione di un calice di vino. Nasce così una storia, dove vini e leggende si intrecciano con saggezza e poesia, come una fiaba, che scorre tra realtà e fantasia. Raccontano della comune terra natìa, il Molise, una regione piccola ma traboccante ...

di storia e tradizioni, di cultura e arte, di straordinarie bellezze naturali. Una terra fuori dal tempo e dal mondo, grondante di sacrifici, palpitante di battiti selvaggi, fiera come gli orgogliosi Sanniti che la abitarono.

E il vino è pur sempre lo specchio del territorio in cui nasce, l'immagine della terra dove la vite ha affondato le sue radici, ha bevuto e si è nutrita, emanando la luce che ha assorbito e la suggestione delle abili mani che hanno raccolto i suoi grappoli. Un inno, dunque, alla propria terra natìa ma anche a quel mondo universale che nel vino da millenni trova godimento e moltiplica cultura, aggregando persone e affetti,  unendo i popoli più diversi del nostro pianeta che esaltano stupendamente questo nettare degli dei in tutti i continenti. Vino come gioia e solarità, amicizia e trascendenza, nutrimento fisico e spirituale ... capace di essere simbolo stesso di un'arte umana tra le più gloriose e sensibili.