CATULLO
(Verona, 84-54 a. C.)

RAGAZZO, SE VERSI UN VINO VECCHIO
Ragazzo, se versi un vino vecchio
riempine i calici del più amaro,
come vuole Postumia, la nostra regina
ubriaca più di un acino ubriaco.
E l’acqua se ne vada dove le pare
a rovinare il vino, lontano,
fra gli astemi: questo è vino puro.
Ieri, Licinio, per passare il tempo
ci siamo divertiti a improvvisare
sui miei quaderni in delizioso accordo.
Scrivendo versi abbiamo perso l'anima ...


a misurarci su questo o quel metro,
uno dopo l'altro, nell'allegria del vino.
E me ne sono andato di là incantato,
Licinio, dalla grazia del tuo spirito,
così stranito da scordarmi di cenare,
da non riuscire nemmeno a chiudere occhio:
vinto dall'emozione mi son rivoltato
dentro il letto smaniando che facesse giorno
per poterti parlare, per stare con te.
Ma ora che morto di stanchezza, il mio corpo
senza più forze sul letto ha trovato pace,
ho scritto per te, amico mio, questi versi,
perché tu potessi capire la mia pena.
Non essere sprezzante, non respingere
di grazia, occhi miei, le mie preghiere:
provocheresti il castigo di Nemesi.
È una dea terribile, non offenderla.
(da Poesie)

VERSAMI VINO
Versami vino via via più puro
Ragazzo del Falerno...
... E voi sparite
dove volete, lontano da qui
pesti del vino, acque. Tra gli astemi
esiliatevi...
(da Poesie XXVII)

PORTA CON TE
Porta con te oltre al favore divino
Fabullo mio, la più scelta cucina
E un fiore di ragazza e vini e sali
E una gioia di vivere sfrenata
Se vorrai fare in casa mia
una cena incantevole.
(da Poesie XIII)

 

 

 

ORAZIO (Venosa, 65-8 a. C.)

NESSUNA POESIA
Nessuna poesia
scritta da bevitori d'acqua
può piacere o vivere a lungo.
Da quando Bacco
ha arruolato poeti
tra i suoi Satiri, Elfi e Fauni...
le dolci Muse
san sempre di vino al mattino.


OVIDIO
(Sulmona, 43 a.C.-17 d. C.)

SENTI BENE
Senti bene però quel che devi fare
e non lasciare le mie parole in balìa degli Euri o dei tiepidi Noti.
Vieni prima del tuo amante; non che io veda
la possibilità di fare qualcosa se verrai prima,
ma comunque vieni prima di lui.
Quando egli prenderà posto sul triclinio e anche tu,
con viso pieno di modestia, andrai a prender posto al suo fianco,
premi di nascosto il mio piede; guardami, fa' attenzione ai cenni del mio capo
e alle espressioni del mio volto:
sappi cogliere i miei segnali furtivi e ricambiali.
Senza aprir bocca ti parlerò
con le sopracciglia; potrai leggere parole
scritte con le dita, parole disegnate con il vino.
Esorta quell'uomo a bere continuamente (ma non accompagnare le esortazioni con i baci)
e mentre beve, senza che se ne accorga, se ti riesce, aggiungi vino puro.
Se giacerà sdraiato, pieno di vino e di sonno,
il luogo e la circostanza ci forniranno consiglio. Quando ti alzerai per andartene
a casa, e ci alzeremo tutti, ricòrdati di procedere in mezzo al gruppo:
là in mezzo o sarai tu a trovare me,
o sarò io a trovare te; e allora qualsiasi cosa di me tu avrai modo di toccare,
toccala.

La notte, Amore e il vino non inducono ad alcuna moderazione:
la notte è priva di pudore, Bacco e Amore non conoscono la paura.

Il giorno di festa invita all'amore, ai canti e al vino: ecco i doni
che conviene offrire ai nostri signori,agli dèi.



MARZIALE
(Augusta Bibilis, 40-104)

LASCIA PURE ALL’EREDE OGNI RIPOSTO AVERE
Lascia pure all’erede ogni riposto avere,
ma il vin della cantina, tu te lo devi bere.


CINQUE BICCHIERI
Cinque bicchieri si bevono per Livia, otto per Giustina,
quattro per Lina, e quattro anche per Lide e per Ida tre.
Tanti bicchieri siano per ciascuna, quante sono le lettere del nome,
e poiché nessuna d’essa viene, o Sonno, vieni almeno tu da me.

POICHE’ DIECI BUONI
Poiché dieci buoni per il vino
furon dati a ciascun dei cavalieri,
come mai tu, Sestiliano,
ne bevi venti e da solo?
L'acqua calda ai nostri acquaioli
sarebbe già mancata,
se tu, Sestiliano,
non bevessi soltanto vino puro.

Chi crede che Acerra puzzi
del vino ieri bevuto,
s'inganna:
Acerra continua a bere
sino alle luci dell'alba" .
"Da poco era passata mezzanotte
e Panareto, fradicio ubriaco,
facendo schioccare le sue dita,
chiese il vaso da notte.
Gli fu data una brocca spoletina
ch'egli aveva del vino già vuotata,
né gli era bastata tutta intera,
pur bevendo da solo.
Egli con esattezza scrupolosa,
restituendo alla brocca il proprio vino,
la riempì sino al giusto suo livello.
Ti stupisci
che la brocca abbia ricevuto
quanto Panareto avea bevuto?
Cessa, o Rufo, di stupirti:
egli vino puro avea bevuto.

Tu sempre ci mesci da bere
il massico o i vini di Sezze,
o Papilo,
ma dicono le male lingue
che sì buoni non sono i tuoi vini:
si dice che per quattro volte
con queste bottiglie
vedovo sei diventato.
Io non lo penso e neppure lo credo,
o Papilo,
ma non ho punto sete.

Un'anfora di vino pagata è venti soldi, un moggio di grano appena quattro.
Ubriaco e a pancia piena il contadino è ora senza un soldo.
Mentre tu trinchi e trinchi in grandi coppe di color d'ametista
e sei brillo di vino opimiano, a me offri soltanto un vinello sabino
troppo giovane e intanto, Cotta, tu mi dici: Vuoi bere in una coppa d'oro?.

E chi mai in una coppa d'oro
vuol bere vini indigesti come piombo?

Tu di volta in volta, Rufo, alterni l'acqua al vino e,
se un amico ti costringe a berlo, bevi appena appena
un'oncia di Falerno misto ad acqua.
Forse che Nevia ti ha fatto la promessa d'una notte
d'amore e preferiscile sobrie leggerezze per goderti
una sequela d'amorosi amplessi?
Tu sospiri, taci e ti lamenti:
essa ti ha risposto con un no.
Conviene dunque che una dietro l'altra
tu trinchi delle coppe e nel vin puro
soffocare il tuo dolore duro.
Perché, Rufo, vuoi mantenerti sobrio?
Conviene invece che ci dorma su.

 

 

 

ANONIMO LATINO

IL MIO SOGNO
Il mio sogno è morire in una taverna
ove il vino è vicino alla bocca del moriente.
Udrò allora gli angeli lietamente cantare:
Sii benigno, Signore, con il Bevitore.

(Selezione di Vino Arte Poesia)