Tra il Rinascimento e la Rivoluzione Francese l’arte legata al vino ha avuto numerose espressioni, varie come diverse e complesse erano le situazioni di un’epoca di grandi contraddizioni. Nel Cinquecento si riscoprono i valori terapeutici del vino come spiegano celebri medici veronesi dell’epoca, da Antonio Fumanelli a Giovan Battista Confalonieri e Gerolamo Fracastoro. Nel Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia a Ferrara è presente uno dei cicli rinascimentali affascinanti, che illustra il mese di marzo con la potatura delle viti. Celebre è ...

la sbornia di Noè illustrata da Michelangelo (1475-1564) nella Cappella Sistina. Molto noti Bacco e Bacchino malato di Caravaggio (1571-1610). Il Baccanale di Tiziano Vecellio (1485 circa-1576) propone lo sbarco di Dioniso sull’isola di Andros con una scena che lo festeggia con personaggi ubriachi. Echi del manierismo ma anche del naturalismo fiammingo avvertiamo in Loth e le sue figlie di Jat Massys (1509-1573), presente al Museo di Cognac. Cima da Conegliano è considerato un padre del paesaggismo, assieme a Bellini e Tiziano, e proprio le colline del Prosecco Superiore furono uno dei suoi soggetti preferiti. A Lugano è presente il Ritratto di Mattheus Schwarz, il vecchio, opera di Christoph Amberger (1505 circa–1562): il dipinto raffigura il nobile che si era impegnato a non bere, ma che poi, dopo aver consultato gli astri, non si sentì più legato all’impegno. Dalle fine del Cinquecento il vino e l’uva diventano protagonisti nelle nature morte.
Il Seicento presenta raffigurazioni che spaziano da scene umili, come quella con abiti umili e un bicchiere di vino in primo piano del dipinto dei fratelli Louis (1593-1648) e Antoine le Nain (1599-1648), ospitato al Museo del Louvre di Parigi. Il pittore olandese Cornelisz van Haarlem (1562-1638) presenta la corruzione prima del diluvio in un’opera che può essere ammirata al Museo di Douai (Germania), dove è presente anche un dipinto di Abraham Mignon (1649-1679) con vasi e frutti e in cui in primo piano spicca l’uva. Un’opera di scuola fiamminga, L’Epifania di Gabriel Metsu (1629-1667), è proposta a Monaco e presenta un vecchio con un alto bicchiere di vino (una flute) rievocando la tradizione nordica che costringe a bere l’intero contenuto in un solo sorso. Un calice di vino segna la scena raffigurata da Georges de la Tour (1593-1652) in Il baro con l’asso di quadri in mano, ora a Parigi al Museo del Louvre. L’esaltazione del vino è fatta da Bartholomeus van Der Helst (1613-1670) con Giovane donna che celebra il vino, ospitata al Museo Magnin di Digione. Scene di trattoria, con presenza di ubriachi, è il tema di Gillis van Scheyndel (1635-1676) esposto al Museo delle Belle Arti di Bordeaux. In una serie di pannelli in legno un anonimo illustra L’arte del bottaiodi autore anonimo: opera del 1618, è uno dei dipinti della scuola veneziana e raffigura bottai al lavoro con la presenza del santo protettore in abiti vescovili; in alto è ben evidente lo stemma di Venezia. Nelle opere del marchigiano Antonio Amorosi (1660-1738), il fiasco di vino e l’uva campeggiano nelle scene legate alla quotidianità e al mondo popolaresco, specialmente infantile.
Interessanti anche l’Interno di locanda di Jan Steen (1626-1679), opera di scuola olandese conservata in una collezione privata; la Riunione di bevitori di Nicolas Tournier (1590-1657), esposta al Museo Tessé di Le Mans, con spensierati bevitori attorno a un suonatore; Il bevitore e la serva di Jakob Ochtervelt (1635-1708), che coniuga il vino con l’amore; La mezzana di Jan Vermeer van Delft (1632-1675) con una coppa di vino presente sulla scena; la Giovane donna che celebra il vino di Bartholomeus van Der Helst (1613-1670), ospitata al Museo Magnin di Digione; I satiri di Pieter Paul Rubens (1577-1640) presenti alla Alte Pinakothek di Monaco.
Il vino segna anche l’arte che si sviluppa nell’età dell’Illuminismo e delle rivoluzioni. Sguardo coinvolgente e intenso trasporto segnano Il giovane bevitore di Philippe Mercier (1689-1760), esposto al Museo del Louvre di Parigi. A Tour è presente la raffigurazione di Jean Raoux (1677-1734) che propone una celebre ballerina dell’epoca, la signorina Prevost, in posa da baccante. Gli effetti del vino sono evidenti a Portland in Il ritorno dell’ubriacone di Jean-Baptiste Greuze (1725-1805). Vino presente anche nella rappresentazione  delle Nozze al villaggio di Francois-Louis Watteau (1758-1823) al Museo delle Belle Arti di Marsiglia.Una lieta compagnia a tavola è raffigurata da Etienne Jeaurat (1699-1789) con L’amore del vino presente al Museo del Louvre a Parigi. Grande ammirazione suscita La vendemmia di Francisco Goya (1747-1812), un quadro del 1786 che fa parte una serie di quattro dipinti sulle stagioni. L’arte del Settecento si intreccia anche con lo sviluppo dei presepi napoletani con molte raffigurazioni di locande e personaggi legati al vino. (Felice d’Adamo)

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